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  siete in >home > arte e cultura Ultimo aggiornamento: 2008-11-26      

ARCHEOLOGIA A PRETORO

Scoperte archeologiche in località "Crocifisso"

Da anni l'Archeoclub di Pretoro è impegnato in ricerche storico-archeologiche nel territorio. Al centro del suo interesse vi è il sito della zona "Crocifisso" in Pretoro su cui hanno svolto, in maniera approfondita, importanti studi. Nel recente passato, le potenzialità di questo sito sono state intuite da eminenti archeologi come il prof. Ugo Rellini, dell'Universita di Roma e Direttore del Museo delle origini e tradizioni della stessa università. Il prof. Rellini indica che: "Tutta la documentazione raccolta a Pretoro ha appagato le fatiche degli studiosi che da anni inseguivano il tassello per completare il mosaico dell'Italia preromana e della civiltà degli Italici. La struttura delle tombe rinvenute è simile a quella delle necropoli di Capestrano e di Lama dei Peligni".

Il responsabile dell'Archeoclub ing. Angelo Giamberardino ci ha illustrato tutti gli avvenimenti legati a questa importante vicenda.

Sig. Giamberardino, vorrebbe fornirci maggiori dettagli sulla questione per chiarire ai nostri lettori l'importanza dei vostri studi?

Il lavoro fin qui condotto con grande entusiasmo da tutti gli associati dell'Archeoclub Pretoro: presso i musei abruzzesi, nella consultazione di pubblicazioni e di corrispondenza custodita presso la Soprintendenza alle Antichità di Chieti, assieme alle operazioni già eseguite e le numerose testimonianze dirette e indirette, lasciano intendere la presenza di forme insediative stabili nel territorio già in epoca assai antica. Oltre a segnalare all'attenzione dei lettori i rinvenimenti conseguiti dal prof. Ugo Rellini nel sepolcreto della contrada "Crocifisso" (due tombe preromane, con ricchi corredi funebri, due sale di una villa romana, il fondo di una capanna dell'antico neolitico, bronzetti votivi raffiguranti Ercole), vorrei riportare i commenti, le indicazioni e gli accostamenti degli esperti sull'intero sito archeologico.

Intende dire che ci sono piu commenti sul sito archeologico di Pretoro?

Certo, in una lettera del Soprintendente alle Antichità dell'Abruzzo, al Ministero Ed. Nazionale, si trova scritto: "I reperti rinvenuti a Pretoro hanno un valore ed un significato basilari per la conoscenza della civiltà dei popoli Italici; sono un fondamentale documento per un serio tentativo di ricostruzione critica della civiltà dei popoli Italici fiorita tra i sec. VIII e V a. C.". Inoltre il dott. Valerio Cianfarani scrive: "Le tombe rinvenute a Pretoro vengono ad illustrare eloquentemente un momento storico dei popoli Italici, fervido di vita in ogni settore. Esse rappresentano un documento storico di prim'ordine, di un età che sembra apparire sempre meglio leggibile, grazie ai reperti archeologici frutto di ricerca metodica".

Da quanto mi sta dicendo, si deduce inequivocabilmente che la contrada Crocifisso dovette essere abitata fin dai tempi remoti?

Sì, proprio cosi. Gli abbondanti reperti, assieme ai bronzetti votivi raffiguranti Ercole custoditi in Chieti, ai ritrovamenti casuali operati dai contadini durante i lavori campestri (a cui non a stata data mai la dovuta attenzione) e ad un cippo rinvenuto nel 1973, attestano che il sito archeologico, ubicato alle pendici della montagna in contrada "Crocifisso", frequentato a partire dall'età del neolitico, ha un proprio impianto originario, peculiare e significativo.

Come fare allora per rendere questi indizi iniziali un corpo di elementi concreti per allestire, chissà, un giorno un museo in loco?

S'impone l'obbligo di scavare con sistematicità ed intelligenza in tutta la zona per arricchire la documentazione già esistente, soprattutto per il bisogno di scoprire il proprio passato e le origini, per far conoscere in modo più approfondito luoghi, come il nostro, ricchi di storia. Chissà un domani ci rincontreremo sotto it tetto del "Museo Archeologico di Pretoro".

Infine voglio relazionare brevemente ciò che finora è stato rinvenuto nel sito archeologico della contrada "Crocifisso": II prof. Ugo Rellini negli scavi condotti nella contrada "Crocifisso", in due periodi successivi, ha rinvenuto i resti archeologici di una villa romana del I sec. d.C. e più specificatamente una sala con pavimento a mosaico geometrico, ben conservato dai resti del soffitto dipinto cadutovi sopra; un'altra sala di cocciopesto con un singolare bozzetto votivo, una parte dei magazzini annessi alla villa, i resti di abitazioni rustiche e diverse monete del periodo di Augusto.

Inoltre, ha riportato alla luce un sarcofago preromano dotato di pareti a grandi lastroni di pietra e di coperchio a doppio spiovente. In esso è stato rinvenuto lo scheletro disteso di un guerriero italico, provvisto di elmo di bronzo e di un corredo bronzeo e fittile costituito da un lebete tra le ginocchia ed un altro più grande tra i piedi, da secchielli, da vasetti dipinti in stile apulo e da un'olla. Per di più Rellini ha rinvenuto il fondo di una capanna dell'antico neolitico, identica a quella di Lama dei Peligni sotto cui fu trovato uno scheletro, soprannominato l'uomo della Majella. Poi, negli scavi condotti nell'estate del 1942, ha scoperto un'altra tomba preromana con scheletro disteso nella nuda terra e sepolto sotto un enorme cumulo di pietre. La tomba era provvista di un numeroso e notevole corredo: in bronzo uno stamnos, un oinochoe a becco, una bacinella, una situla, un lebete, un armilla, resti di un centurone; in ferro una grande spada ed una lancia a due lame, in terracotta un piccolo dolio ovoidale, ciotole di bucchero nero, ed un oinochoe.