La valle del fiume Foro
Negli atti di una causa civile della fine del XVIII secolo tra il Comune di Pretoro ed il Barone de‘ Lassis di Chieti avente ad oggetto, tra l’altro, la disputa sul possesso di alcuni territori montani, si legge che circa un secolo prima tali terreni erano stati ceduti dal Comune ad una nobildonna, antenata del suddetto Barone, a pagamento di un debito, a condizione che "in detta Selva si possano li Cittadini.... servirsi degli arbori a proposito per la loro arte di far fusi, e altro di detta arte...".
Da queste poche righe si evince quanto stretto fosse il legame tra i Pretoresi e la loro montagna e la grande importanza che il bosco ha sempre avuto nell'economia del paese.
Proprio per la secolare tradizione dell'artigianato del legno (ancora oggi lungo il fiume Foro sono visibili i resti di antichi torni ad acqua), a Pretoro il rapporto uomo-bosco non č mai stato di mero e brutale sfruttamento, al solo fine dell'approvvigionamento di legna da ardere, come č avvenuto in zone vicine; il bosco invece č stato curato, rispettato, gestito come un capitale di grande valore, affinché continuasse nel tempo a fornire quella materia prima di qualità che dava lavoro a tanta gente. Il cuore del territorio boschivo di Pretoro, ed in particolare della sua faggeta, è oggi incluso all'interno della Riserva Naturale Guidata 'Valle del Foro'. In Località Asinara, in particolare, e nel bosco di Cesano, la faggeta assume caratteristiche di fustaia matura come ben poche altre.